Acconciature: dall’età egizia agli anni ’80

L’uso di acconciature particolari risale a tempi assai remoti. Basti pensare che in alcune tombe del tardo Paleolitico sono state rinvenute conchiglie che potrebbero  rappresentare resti di coroncine o monili portati sul capo. In alcune tombe del Neolitico settentrionale sono stati ritrovati resti di nostre progenitrici con capelli ben conservati  che presentano acconciature sorprendentemente originali. Ancor oggi, nelle culture residuali dell’America Meridionale, che praticano la nudità , i capelli vengono tagliati secondo acconciature molto curate.

Cominciamo con l’affascinante cultura egizia: tutti abbiamo presente i dipinti e i rilievi egizi, dove vediamo le donne ricche, i principi, i sovrani e i sacerdoti, sfoggiare delle complesse acconciature, che esprimono lo stesso senso della grandiosità che si ritrova in forma macroscopica nell’architettura: basti pensare alle piramidi! Gli egiziani, oltre a disporre i capelli in modo particolarmente complesso, li ornavano con monili e copricapi assai elaborati e maestosi, ricchi per materiali e per decori, spesso tempestati di pietre dure e preziose, espressione del loro rango o della loro importanza sociale e religiosa.

Gli Assiro-Babilonesi, invece, davano molta importanza all’acconciatura maschile ed in particolar modo amavano la barba, ritenuta segno di distinzione e nobiltà. Nobili e sacerdoti erano soliti portare capelli lunghi, ondulati  fino alla nuca che ricadevano sulle spalle in una massa di riccioli minuti o treccioline. Le classi elevate dei popoli orientali usavano spesso anche delle parrucche di crine, di lana o di fibra vegetale.

Inizialmente, nella cultura greca, le acconciature erano molto semplici, ma è interessante notare che si ricorreva già all’ondulazione artificiale mediante spirali metalliche e, in alcuni luoghi ed epoche, a quei rialzamenti sul capo poi chiamati chignon. Gli uomini portavano frequentemente corti riccioli sulle tempie, mentre a Sparta, nota per la sua austerità, le acconciature erano addirittura sobrie: capelli corti per gli uomini, lunghi e lisci per le donne. Nel periodo classico invece le acconciature erano più ricercate e differenziavano le classi sociali e le età: le donne portavano capelli ondulati raccolti in morbidi chignon, oppure separati al centro della testa con due larghe ciocche che dalla fronte, ripiegavano dietro alla nuca per ricadere poi in boccoli laterali. Anche gli uomini disponevano con maggiore cura i riccioli ad incorniciare la fronte, con ciocche che ricadevano davanti alle orecchie.

Le acconciature etrusche erano assai varie, e risentivano dei caratteri ellenistici nell’uso costante sia dei riccioli per gli uomini, sia del “cecrifalo” per le donne, una rete a maglie larghe usata dalle donne greche per trattenere i capelli intorno alla testa. Nel periodo più antico i nobili portavano la barba lunga, arricciata, ben curata, mentre sotto l’influsso romano, tenevano il volto rasato.

I Romani, infatti, inizialmente adottarono acconciature molto semplici: gli uomini portavano i capelli corti, le donne lunghi e raccolti intorno al capo spesso adornati con pettini e gioielli, di cui ci sono stati tramandati numerosi esemplari. Nell’età imperiale le acconciature si fecero più diversificate e complicate e le donne di casa imperiale lanciavano delle vere e proprie mode. I capelli erano spesso raccolti in trecce che formavano crocchie sulla nuca, con complicati disegni che richiedevano molta cura e molto tempo per essere realizzati.

Nel periodo della decadenza romana era frequente l’uso delle parrucche, dei posticci e delle tinture, ma questa usanza venne proibita dalla Chiesa nel VII secolo. Durante il periodo tardo antico, gli uomini portavano preferibilmente i capelli lisci, mentre le donne, secondo l’uso bizantino, li adornavano con diademi, ghirlande, sciarpe, ecc. e per vari secoli i capelli furono quasi nascosti sotto acconciature a seconda della classe sociale, basti pensare  a Teodora dei celebri mosaici ravennati.

All’inizio del Medioevo, le acconciature femminili si limitavano ai capelli  lunghi sciolti o trattenuti da un cerchio. Più tardi furono raccolti in trecce, talvolta lunghissime. Gli uomini portavano la barba e i capelli lunghi, specie nelle classi nobiliari ed in alcuni contesti la lunghezza dei capelli era addirittura un  tratto distintivo, mentre i contadini e gli uomini delle classi subalterne li portavano assai più corti. Alla fine del secolo XII i capelli femminili vennero di nuovo nascosti sotto veli, cuffie e copricapi vari, tra cui ebbe grande diffusione l'”hennin” un copricapo di origine orientale costituito da un alto cono rigido, rivestito di tessuto pregiato e ornato da una fascia o da un velo che ricadeva anche fino a terra.

Dal Quattrocento si sviluppano acconciature man mano più ricche, ma sempre eleganti; diademi, gioielli, pettini ne fanno spesso parte. Le donne amavano la fronte alta, con i capelli tirati indietro e raccolti in vari chignon piuttosto elaborati. I ritratti del Rinascimento  ci tramandano figure di donne dalla testa aureolata di capelli raccolti e lisci; gli uomini  portano capelli moderatamente lunghi con una  barba corta, molti anzi optano per il  viso completamente rasato.

Con il Seicento si afferma il gusto scenografico del barocco, che si manifesta con particolare sfarzo dell’abbigliamento e ricchezza delle acconciature, specialmente femminili. Tale tendenza, raggiunse l’apice nella prima metà del secolo XVIII, quando i capelli venivano spesso rialzati in  enormi cupole o in complicati disegni, retti da anime o da macchinari e non di rado arricchiti dagli  oggetti più svariati e proprio per evitare la confezione di acconciature così complesse, si afferma largamente l’uso delle parrucche, anche maschili . Nella seconda metà del secolo, benché  sempre rococò, le acconciature divennero più sobrie ed eleganti e negli uomini le lunghe parrucche dai biondi boccoli, lasciano il posto al l’acconciatura di capelli  incipriati col codino.

L’acconciatura subito dopo la Rivoluzione Francese si fa più armoniosa, con riccioli che ricadono intorno al collo e alla fronte, oppure morbidi chignon sotto eleganti cappellini: tutto ciò si lega al rilancio in epoca napoleonica dello stile impero, che riprese l’eleganza delle acconciature greche e romane. Assai varie furono le acconciature dell’Ottocento per quel che riguarda le donne: capelli quasi sempre rialzati sul capo, sulla nuca oppure ai lati, spesso in stretta connessione con cappellino, veletta, diademi, pettini o altro . L’acconciatura maschile fu per quasi tutto il secolo assai sobria: baffi, barba, capelli di media lunghezza, accorciati in  genere solo negli ultimi decenni e con l’immancabile cappello a cilindro o bombetta.

Nel secolo appena trascorso, le acconciature hanno presentano una crescente tendenza alla semplicità. Si sono succedute la moda dei capelli corti “alla maschietta”, quella dei capelli ricci e ondulati, quella dei capelli lunghi e lisci e quella dei capelli cortissimi a “colpo di vento”. Negli anni Sessanta, il gusto per la trasgressione e l’eccesso si è manifestato con un ritorno delle parrucche, dei toupets, dei posticci, che nel decennio successivo sono stati abbandonati in favore di lunghi capelli divisi dalla riga centrale, semplici e senza fronzoli, a parte le fasce colorate portate sulla fronte o variopinti foulard sistemati in vario modo sul capo.

Gli anni Ottanta sono stati caratterizzati da svariatissime mode giovanili di gruppo (punk, skin-heads, rockabilly), da un più diffuso e persistente successo della permanente (vedi il nostro articolo “Come nasce la prima permanente?”) e delle pettinature strutturate con gel fissatori, ma tutto ciò è stato superato negli ultimi tempi, con un ritorno a pettinature sbarazzine, libere e dalla parvenza naturale, sia di media lunghezza che corte, sia pure ravvivate dall’uso di riflessanti  e colpi di sole, per conferire alla capigliatura luminosità e toni caldi e brillanti.

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